Nella Cina occidentale si trova un’oasi nel deserto del Gobi conosciuta come Yueyaquan, un lago a forma di mezzaluna che da 2000 anni sfida l’aridità di una delle zone più secche e remote del mondo.
Sulle sue sponde sorge uno dei santuari più venerati del buddismo, un luogo considerato santo dai cinesi che vi si recano in pellegrinaggio a cammello o a piedi, in forma di devozione. La sua sopravvivenza è un mistero, spiegata dall’energia mistica del luogo per molti e dalla sua particolare conformazione geologica che, per alcuni scienziati, permetterebbe alla sabbia di non cadere nel bacino.
Alimentato da una sorgente di acqua dolce che proviene da una falda sotterranea, il suo livello aveva incominciato a calare prima che nel 2006 un progetto di deviazione delle acque dai fiumi Shule e Danghe invertisse il bilancio idrico sotterraneo negativo nel bacino, ripristinando la falda freatica e il livello dell’acqua; la sua profondità e dimensione sono cresciute ogni anno da allora.
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Fonte: China Daily; Hydrogeology journal

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