Tutto è iniziato durante i lockdown quando Logan Lane, una studentessa allora quattordicenne del liceo Murrow a New York ha deciso di chiudere il suo smartphone in un cassetto dopo essersi imbattuta nell’ennesima foto perfetta su Instagram. Qualche tempo dopo, a un concerto punk Logan incontra Jameson, anche lei passata a un vecchio telefono a conchiglia e insieme si ritrovano a passeggiare per Prospect Park, a Brooklyn, sorseggiando sidro di mele e discutendo della loro dipendenza dai social media. È la prima riunione del Luddite club, il nome scelto dalla madre di Logan ispirandosi alla protesta operaia nell’Inghilterra del XIX secolo che considerava la meccanizzazione dell’industria tessile la causa dell’abbassamento dei salari.
Da allora, ogni domenica, un gruppo di adolescenti determinati a liberarsi della dipendenza dai social si incontra nel grande parco di fronte alla biblioteca centrale di Brooklyn per trascorrere il tempo insieme, portando con sé dei libri, quaderni per disegnare, una chitarra e delle amache in caso di bel tempo. Non hanno chat di gruppo, né presenza on line; si danno semplicemente appuntamento da una settimana all’altra. “Quando sono passata al telefono a conchiglia la mia vita è cambiata all’istante”, dice Lola, anche lei membro del club. E aggiunge: “Ho iniziato a usare il cervello. A vedere me stessa come una persona. I social media e gli smartphone non rappresentano la realtà”. Il luddite club del liceo Murrow conta circa 25 membri ma il movimento si sta diffondendo velocemente nelle scuole vicine, rigorosamente per passaparola!
___________________
Fonte: The New York Times; immagine Gustavo Fring

✔ VERIFICATO ALLA FONTE | Guarda il protocollo di Fact checking delle notizie di Mezzopieno
✖ BUONE NOTIZIE CAMBIANO IL MONDO | Firma la petizione per avere più informazione positiva in giornali e telegiornali

Se trovi utile il nostro lavoro e credi nel principio del giornalismo costruttivo non-profit | sostieni Mezzopieno